Cari figli

La Regina della Pace dal 24 giugno 1981 viene fra di noi, a Medjugorje e ci parla, ascoltiamola, viviamo i messaggi che lei ci dona.

19.10.06

La luce si irradiò dalla collina Crnica...
































Alla scuola di Maria

Sin da gennaio abbiamo iniziato le celebrazioni per il giubileo che caratterizzeranno tutto l'anno.
Guardiamo in particolare alla parrocchia di Medju­gorje, a tutti quelli che vengono qui ed anche ai pellegrini di Medjugorje in tut­to il mondo. Ci sono molte ragioni per cui possiamo e dobbiamo festeggiare, per cui non dobbiamo nascondere la nostra riconoscenza e la nostra gratitu­dine, il nostro modo di pensare, ma an­che gli impegni, le promesse e i voti che abbiamo offerto alla Madonna durante la nostra vita in relazione a tutto ciò che è accaduto qui e nella Chiesa cattolica da quando, nel giorno di San Giovanni Battista del 1981, sul palcoscenico di questo mondo si è accesa come un lampo la luce della collina di Crnica.
E' passato già un quarto di secolo - ­un'intera generazione e un'intera epoca - da quando tutti insieme siamo diven­tati testimoni delle scene bibliche che avvengono tra noi. Davanti ai nostri oc­chi rivivono scene bibliche che possia­mo riassumere come un segnale collet­tivo della chiamata di Dio. Vediamo co­me la storia si ripete, come Dio manovri il filo conduttore anche quando pensia­mo che sia lontano da noi, che ci abbia dimenticato.

Il nostro Dio è un Dio vicino, un Dio che opera nella storia. Dinanzi a tutti noi si sono svolte e si svolgono ancora le scene della vita di Maria e di Gesù, basate sugli eventi di Bijakovici - Medju­gorje. Vi troviamo Maria e il Bambino, il Cielo e quelli che cercano Dio, gli scienziati e gli scettici, figure come Saulo e come Paolo, santi come Agosti­no e Francesco, tante conversioni, in­numerevoli pellegrini provenienti dai quattro punti cardinali, alla ricerca e al­la scoperta, che donano e si consacra­no con fervore a Gesù e a Maria.
Un quarto di secolo fa, una forza sorprendente - direi celeste - ha tirato fuo­ri la parrocchia di Medjugorje dal suo ambiente abituale e l'ha posta al centro della vita religiosa e degli eventi della Chiesa cattolica. All'inizio nessuno a­vrebbe potuto mai immaginare una tale evoluzione, un tale sviluppo e una tale diffusione. Questo ci porta a conclude­re che la Provvidenza Divina è all'opera. Già nei primi giorni, i veggenti di Bijako­vici assistettero all'apparizione della Madonna con il Bambino.
Lo teneva tra le braccia, ci faceva cenno e ce Lo presentava. Così come fece nel tempio, quando il vecchio Simeone Lo prese, Lo abbracciò e ringra­ziò Dio per la grazia e il dono di poter morire in pace...

La luce che si irradiò dalla collina di Crnica si diffuse ovunque. Mostrò il cammino a tantissimi uomini. Dapprima l'hanno scoperta dei semplici pastori ­proprio come al tempo della nascita di Gesù a Betlemme; poi milioni di pelle­grini e di uomini alla ricerca di Dio che, raggiunti dalla notizia, sono affluiti qui da tutte le parti del mondo: siamo venu­ti per adorarLo e per portarGli doni. Per dare tutto a Lui: sé stessi e il proprio cuore. E per strade nuove e diverse so­no sempre tornati e continuano a torna­re a casa, e cioè convertiti e toccati da Dio, rinnovati, su un nuovo cammino di vita verso un futuro felice, con quel Ge­sù che hanno trovato: il Re dei cuori e delle anime.
Quei primi cercatori, insieme alla Chiesa che prega, alla Chiesa in ginoc­chio, hanno riconosciuto il segno di Dio: Maria come stella della vita - stella del mattino e della sera - secondo la Bib­bia: il popolo che viveva nel buio, ha vi­sto una luce splendente ... Il buio del comunismo, che aveva soffocato come piombo i popoli e i continenti è stato im­provvisamente lacerato dalla luce di Maria, che ha annunciato al mondo il mattino di una nuova era.
Allora si realizzò d'un tratto il meravi­glioso triangolo: Crnica - la nostra Be­tlemme; il Krizevac - il nostro Golgota; la chiesa parrocchiale - la stanza del­l'ultima cena: Eucaristia e Pentecoste. E qui si svolge tutto quello di cui abbia­mo bisogno per la nostra salvezza e la nostra felicità. Questa è stata la nostra sfera di salvezza, queste le trombe di Gerico che allora annunciarono la pros­sima caduta del comunismo ateo. Ben presto questo avvenne, grazie a Maria!
Il ricordo di quei primi giorni e di quei primi anni - per alcuni è già un periodo passato da molto tempo - è un'occasio­ne per ricordare anche tutto quello che questa parrocchia, tutto il popolo dei fe­deli, i veggenti e i sacerdoti hanno sop­portato e sofferto affinché la verità di quanto Dio chiede in questo luogo si conosca e venga riconosciuta dalla Chiesa in preghiera. Nei miei pensieri, nei miei ricordi, nella mia consapevo­lezza e nel mio cuore, è ancora tutto profondamente radicato: come in quei primi giorni e in quei primi anni seguim­mo la chiamata, uniti come un'anima sola, e come cercammo di essere degni testimoni della presenza di Maria in questo luogo.

Proprio nel giorno di capodanno, Pa­pa Benedetto XVI ci ha presentato Ma­ria come modello. Ed ha invitato tutti al­la Sua scuola. Il primo giorno dell'anno porta l'impronta della Vergine Maria. E' una Vergine silenziosa, che ha voluto comprendere la Parola eterna che di­mora nella Parola di Dio. Maria serba nel Suo cuore tutte le parole che vengo­no da Dio e le ricompone in un meravi­glioso mosaico. Alla Sua scuola anche noi dobbiamo imparare a fermarci e ad essere discepoli attenti e docili del Si­gnore. Con il Suo aiuto materno, voglia­mo impegnarci nel lavoro intrapreso nel laboratorio della pace del Signore se­guendo Cristo, Colui che dona la pace. Sull'esempio della Vergine Maria, vo­gliamo lasciarci guidare sempre e uni­camente da Gesù Cristo, Colui che è ­ieri, oggi e per l'eternità. Questi sono i desideri del Papa e questo deve essere anche il nostro programma: che la Pa­rola, il messaggio, si faccia carne an­che nella nostra vita, e che ci identifi­chiamo con ciò che annunciamo.
Perciò, davanti al mistero di cui sia­mo testimoni, ci dobbiamo sempre chie­dere: non siamo forse come gli abitanti di Gerusalemme, come Erode e gli scri­bi al tempo della nascita di Gesù?
Sapevano tutto su Gesù, ma non Lo cercavano, non erano interessati a Lui, non volevano né adorarLo né venerar­Lo! Sarebbe pericoloso se sapessimo dov'è che tutto si svolge e accade, ma non accompagnassimo il fiume dei pel­legrini. Proprio noi siamo invitati ad an­dare avanti, a precedere i pellegrini con le candele accese, a mostrare loro la via che porta a Maria e a Gesù Bambi­no. E così a diventare ogni giorno una grande famiglia di Dio e a vivere conti­nuamente i misteri della redenzione.

Maria stessa ci ha spesso invitati a ri­pensare ai primi tempi, ai primi giorni, a quell'orgoglio e a quella gioia, a dispet­to di tutte le difficoltà, le persecuzioni e le intimidazioni. Maria ci esorta a torna­re alla sorgente, perché proprio alla sorgente l'acqua è più pura, più saluta­re, meno torbida. Rinnoviamo dunque nei nostri cuori e nella nostre famiglie l'entusiasmo di quei primi giorni e di quei primi anni! Diventiamo tutti una so­Ia famiglia davanti alla famiglia di Naza­ret! Gesù, Maria e Giuseppe devono essere i nostri pellegrini più cari, che proprio presso di noi trovano l'amata di­mora.
In quasi tutte le apparizioni mariane che si sono avute finora, la Madonna ha chiamato "angeli miei", "piccoli miei", "figli miei" quelle persone che hanno a­vuto la grazia di vederLa per mezzo della potenza dello Spirito Santo. E' sempre una madre premurosa. E quel "messaggero", nel Suo modo di parlare, non è altro che la traduzione della paro­la greca "angelo", perché questo titolo e questo nome si riferiscono alla funzione che gli angeli svolgono nel progetto di Dio. L'angelo è sempre un messaggero, un annunciatore, che porta la buona no­vella dal mondo dell'aldilà in questo mondo, dall'eternità nel tempo.
Il nome è il programma. Il nome è la persona. Per questo, cambiando nome, vogliamo andare consapevolmente e senza esitazioni alla scuola di Maria e diventare Suoi "annunciatori". Messag­geri di pace, come ha detto di recente Papa Benedetto XVI nella predica del primo giorno dell'anno.
Giovanni Battista è stato, in relazione a Gesù, la voce e l'annunciatore. Maria è apparsa sulla collina di Crnica proprio nel giorno di San Giovanni Battista! Il profeta ha fatto scendere la voce sul mondo in un messaggio chiaro. Anche Gesù è stato un annunciatore. Attraver­so la Sua persona, il Suo apparire, le Sue parole e azioni, ma soprattutto at­traverso il Suo silenzio. Tutti noi siamo invitati in modo particolare ad essere proprio questo: annunciatori e portatori del messaggio che riecheggia e da que­sto luogo si diffonde già da un quarto di secolo. Come può il messaggio farsi persona?

L'immagine migliore è quella che abbiamo visto l'anno scorso duran­te la settimana santa e che tutte le tele­visioni hanno trasmesso. L'immagine che si è impressa profondamente in tut­ti noi e negli uomini di tutto il mondo: di­nanzi a noi, un vecchio, debole, affac­ciato alla finestra, il viso segnato dal dolore e dalla sofferenza, con la bocca aperta che vorrebbe dire qualcosa, ma non ci riesce. Non ha voce, è come un rantolo di agonia. Dinanzi a noi c'era solo l'immagine di come le forze umane si frantumano, di come tutta quella grande energia che il defunto Papa Gio­vanni Paolo Il aveva all'inizio del Suo pontificato si fosse persa.
Ecce homo - ecco l'uomo! Tutti sia­mo rimasti profondamente colpiti nell'a­nima. Cerchiamo di capire che cosa vo­lesse dire il Papa. Eppure, dai Suoi ge­sti si poteva leggere chiaramente: da­vanti a noi c'è un uomo che ha vissuto degnamente la fede, che è stato forte sia quando la sua voce possente risuo­nava, sia quando restava in silenzio. Un uomo che ha conferito un volto di di­gnità alla vita e alla fede. La persona è il messaggio, la persona è l'annunciato­re fatto uomo! Proprio il Suo contegno è stato il messaggio più forte - senza una sola parola. Desideriamo che ciascuno di noi diventi ambasciatore, portatore e testimone di ciò che il Signore fa qui per la Chiesa e per il mondo. A volte il silen­zio dei piccoli e degli umili è molto più forte della voce di coloro che parlano attraverso i mass- media.
Dunque, questo è un invito a tutti ad essere e a diventare testimoni di tutto ciò che il nostro Dio compie in modo co­sì intenso per mezzo di Maria nell'ope­ra della nuova evangelizzazione e della redenzione del mondo: attraverso la parola, ma soprattutto attraverso la vi­ta. Ma il comportamento di Dio e la Sua logica sono generalmente opposti ai criteri e al modo di pensare degli uomi­ni. Dio sceglie sempre i piccoli, gli incol­ti, proprio quelli che agli occhi del mon­do sono stolti, per umiliare i saggi e i presuntuosi. Nel progetto di Dio nessu­no è poco importante o addirittura inuti­le. Attraverso le Sue apparizioni Maria ha formato un esercito di milioni e milio­ni di uomini semplici, umili e portatori di amore. A questo amore si può rispon­dere solo con l'amore ricambiato e con la dedizione. Anche noi vogliamo giun­gere a questo per mezzo dei nostri nuo­vi "messaggeri". Speriamo che ci ac­compagnino la benedizione del Cielo e il vostro sostegno e incoraggiamento. Per mezzo dei pellegrini e dei venerato­ri di Maria, il Signore crea nel nostro tempo un nuovo popolo messianico. Siamo dunque riconoscenti, ma anche orgogliosi, e inseriamoci con tutto il no­stro essere in questo progetto di Dio e della Madonna!


Padre Tomislav Pervan



L’articolo è tratto da “Medjugorje - un invito alla preghiera - Maria Regina della Pace n. 67”.


Questo testo può essere divulgato a due condizioni: 1) non cambiare alcuna parola del testo, 2) citare "Informazioni da Medjugorje" assieme al nostro sito http://it.groups.yahoo.com/group/informazioni_da_medjugorje

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